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f 2° dì Fundres

Diario di Bordo > 2020
Dal rif. Bressanone al rif. Ponte di Ghiaccio
18 agosto 2020
Anche stamane cielo nuvoloso, ma confidando nelle discrete previsioni e sperando che almeno la pioggia ci sia risparmiata, dopo l’ottima e abbondante colazione, zaini in spalla e via sul sentiero 19, dove sul retro del rifugio risaliamo per prato alla forcella di Steinkarscharte (2618m, 45min), primo valico della giornata che qui separa cima Pfannespitz dalla Testa d’Asino. Tra gli sfasciumi che digradano giù dall’opposto versante nel frattempo atterriamo nell’alpe di Monte Largo, dove abbandonato il segnavia 19 a nord andiamo a intercettare l’Alta Via di Fundres, un lungo e continuo saliscendi che da ovest verso est traversa le erbose pendici meridionali dei monti di Fundres. Mantenendoci così  nella parte alta della conca prativa e tralasciando un primo trasversale sentiero che da valle sale a monte, tra mucche e cavalli al pascolo nel frattempo risaliamo alla forcella di Kellersharte (2439m, ore2) dove abbassandoci poi nella successiva conca dell’alpe di Engbertal e ignorando anche qui l’indicazione per il laghetto di Silvella, tra pietre e prato attraversiamo l’ennesimo torrente per risalire sotto lo sguardo vigile delle caprette verso un terrazzino con tanto d'ometto in pietra, un’evidente punto di riferimento che ci porta a digradare leggermente tra i prati prima di risalire verso il crinale roccioso, dove aiutati da corde di cortesia superiamo l'impervio tratto che porta alla successiva forcella di Dannelscharte (2437m, ore1:45). Digradando tra prati e massi erratici ecco arrivato il momento della rigenerante pausa rancio, prima di riprendere a salire su per le cenge incise a ridosso del crinale, dove aiutati sempre da corde e ignorando nel frattempo il sentiero che cala giù al bivacco Brenninger, superata grazie ad una scaletta in legno la recinzione in filo spinato che delimita il pascolo, ecco che più avanti ci ritroviamo a balzare tra gli enormi massi del circo glaciale del Weißsteinkar, un faticoso esercizio di gambe e fiato che su dall’opposto versante della conca detritica risale ripido alla forcella di Gaisscharte (2572m, ore2:10), altro cruciale valico dove d’improvviso sembra non esserci più nessuna via d'uscita. Ma ecco che l’inconfondibile segnavia bianco rosso lì dipinto inequivocabilmente ci invita a infilare la stretta fessura che stà difronte a noi, una breccia tra le rocce dove a malapena si riesce a poggiare il piede. E così, un piede dietro l’altro e forzando per non rimanere incastrati con lo zaino, al di là della feritoia eccoci d’improvviso aggrappati ad una catena di sicurezza, dove poggiando i piedi su delle cambre metalliche caliamo in verticale giù dal canalino che in basso termina nell’ampia conca detritica dell’Obervalskar, dove passando da lì a poco a fianco di una pozza d’acqua, con il Lago Ponte di Ghiaccio che giù in valle fa già capolino, ecco che basta alzare la testa per adocchiare nel bel mezzo dell’omonimo passo anche il rif. Ponte di Ghiaccio.
Seguendo la traccia che si perde nel labirinto di pietre e con la nostra meta che là difronte sembra allontanarsi sempre più, balzando di roccia in roccia a nord digradiamo sul fondo della conca glaciale, dove attraversato il ruscello non resta che attaccare l’opposto pendio e terminare così l’avventurosa giornata al rifugio Ponte di Ghiaccio (2545m, ore2), importante crocevia di più sentieri dove nemmeno l’ingrata foschia può negare la soddisfazione di gustare l’immancabile fresca birra di fine giornata e la vista sull’opposta Val Aurina.
Dislivello assoluto 272m. ( 1504m. 1180m.)
Tempo di cammino ore 8:40.
Lunghezza tragitto Km 17.
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