f Cevedale - GrEsGa

Vai ai contenuti
Privacy e Cookies Policy

f Cevedale

Diario di Bordo > 2019
Cima Viòz Cevedale.
04 agosto 2019
A dispetto del calendario le prime luci dell’alba ci accolgono con un vento teso e gelido, un’atmosfera da brivido, dove marciando ordinatamente in fila indiana al seguito del nostro capocordata Manuel (esperta e ben disponibile guida alpina della Val di Sole), lasciato il rif.Viòz attacchiamo subito l’erto pendio che alle spalle del rifugio stesso risale fin sulla cima del M.Viòz (3645m, 20min), un bel modo per rompere subito il fiato e iniziare la giornata con una splendida panoramica sul sottostante ghiacciaio, un’immacolata e scintillante spianata che la contorta schiena rocciosa divide in due parti, a sinistra il ghiacciaio dei Forni e a destra la Vedretta Rossa. Giusto il tempo per immortalare la miriade di algide vette che circondano il solitario promontorio, e proseguendo lungo la facile alta via a nord digradiamo direttamente sulla sottostante banchisa ghiacciata, dove ricalcando qui la traccia che sulla destra traversa la Vedretta Rossa e porta all’omonimo passo (3405m, 40min), infine ci ritroviamo dinnanzi all’ennesimo pendio roccioso del Col della Mare. Arrancando per facili rocce gradinate fin sulla dorsale e seguendo a N/W l’impervio percorso di cresta dove non mancano alcuni intriganti passaggi d’arrampicata, ecco che superata un’ultima e facile traccia innevata giungiamo sulla seconda vetta della giornata, il Palon della Mare (3703m, ore1:10), l’ennesima occasione per tirare un po' il fiato e guardare dall’alto l’immensa distesa ghiacciata, dove il silenzio è rotto solo dal soffio del vento. Digradando a questo punto dall’innevato crinale settentrionale e prestando attenzione agli ingannevoli ponti di neve che celano insidiosi crepacci, giù in basso perveniamo all’evidente sella del col della Mare (3442m, 50min), dove per evidenti tracce e qualche divertente passaggio su roccia proseguiamo fino al bivacco Colombo (3485m, 20min), un spartano ma indispensabile punto d’appoggio, che a queste quote offre riparo e conforto. Dopo la fugace sosta il nostro faticoso percorso alpininistico prosegue lungo la dorsale del Rosolè, un tracciato di cresta dove rigorosamente legati in cordata e ricercando solide rocce per far presa con le mani e poggiare i piedi, passando strada facendo per la cima meridionale del Rosolè stesso e aggirando a destra la successiva vetta settentrionale, ecco che giù in basso atterriamo nell’ampia sella nevosa di Passo Rosolè (3502m, ore1:30), altro check point obbligatorio posto ai piedi del versante meridionale del Cevedale. Giusto per non rallentare troppo il ritmo del gruppo ed evitare così che l’ora più calda del giorno comprometta la solidità della banchisa ghiacciata, per chi proprio non se la sente è arrivato il momento di scogliere i nodi, e beatamente spaparanzati al sole starsene col naso all’insù a seguire i quattro compagni di viaggio che sempre più piccoli lassù in alto quasi scompaiono dalla vista mentre guadagnano la sospirata croce di vetta del Cevedale (3769m, ore1), un’interessante punto d’osservazione dove tra algide vette e profonde vallate, tutt’attorno fanno bella mostra di sé gli ultimi ghiacciai alpini. Dopo la doverosa foto di vetta e prima che il ghiaccio cominci a riscaldarsi troppo, ai nostri compagni non resta che ricalcare in discesa le loro stesse orme fin giù al precedente Passo di Rosolè (30min), dove ricompattato il gruppo e traversata direttamente la Vedretta della Mare, proseguendo a ridosso di gigantesche pareti di roccia “montonata” e scisti ferruginosi, proprio là dove le acque limacciose abbandonano la morsa dei ghiacci per scorrere giù in valle, ecco che per sterrato la nostra seconda impegnativa giornata termina al Rifugio Larcher (2608, ore2).
Dislivello assoluto 1161m (in salita 760m).
Tempo totale di cammino ore 7:20.
Lunghezza tragitto Km 12.
Torna ai contenuti